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In 18 anni, settemila balene uccise in Giappone, una al giorno. Il bilancio arriva al termine dell’ ultima campagna salva-balene di Greenpeace in Antartico. La nave officina della flotta baleniera giapponese, Nisshin Maru, danneggiata da un incendio scoppiato a bordo che ha causato un morto, e’ rientrata in porto a Tokyo nelle scorse ore. Ed e’ tornata in Italia l’attivista di Greenpeace, Caterina Nitto, la skipper milanese di 33 anni, che in Antartide guida i gommoni di Greenpeace per sfondare la linea di caccia delle baleniere. Caterina e’ alla sua seconda campagna in Antartide e ha visto da vicino gli orrori di questa strage che per Greenpeace resta ”incomprensibile” visto che ”non ha dato nessuno dei risultati scientifici dietro cui e’ stata mascherata”. ”Tutte le balene uccise mi colpiscono”, ha detto Caterina Nitto. ”L’arpione e’ carico di dinamite. Se l’arpione - ha raccontato l’attivista - viene sparato nel cervello la balena muore immediatamente ma e’ rarissimo che venga colpita esattamente in un punto vitale, spesso viene colpita sulla schiena o sulla coda e allora si sfoderano i fucili. Ma la balena finisce sotto la prua della nave, si ribalta e la testa va sott’acqua. E si va avanti cosi’ anche a lungo”. ”Piu’ di una volta - ha detto ancora Caterina Nitto - ho visto balene completamente squartate resistere anche 40-50 minuti. E’ un’ agonia”. Per la stagione giapponese di caccia, quest’anno il bilancio parla di 508 balene (505 balenottere minori e tre balenottere comuni) contro un piano che prevedeva l’uccisione di 860 esemplari.
fonte: ansa.it