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Il primo ministro giapponese, Yasuo Fukuda, ha cercato una “netta rottura con il passato”, evitato la visita al discusso santuario shintoista Yasukuni ed espresso “profondo dolore” per “le sofferenze e i significativi danni” che il Sol Levante “ha inferto a molti Paesi, soprattutto ai popoli e ai Paesi asiatici”. In occasione del 63/o anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale e della sconfitta del Giappone del 15 agosto 1945, Fukuda, nella cerimonia organizzata ieri al Nippon Budokan alla presenza dell’imperatore Akihito e della consorte Michiko, ha espresso “a nome della nazione, profondo rimorso e umile cordoglio per tutte le persone cadute”.
“Prego fortemente che gli orrori di guerra non si ripetano e prego pure per un mondo di pace così come per la crescita del nostro Paese”, ha osservato da parte sua Akihito, il cui padre Hirohito non aveva evitato conflitto e svolta militarista. Il premier, insieme al capo di gabinetto Nobutaka Machimura e al ministro degli Esteri Masahiko Komura, ha deposto una corona di fiori al cimitero nazionale Chidorigafuchi, onorando la memoria di civili e milite ignoto ed evitando accuratamente il vicino tempio Yasukuni, dove il pellegrinaggio della gente comune ha avuto inizio fin dalle primissime ore del mattino e si é protratto per tutta la giornata di ieri malgrado il caldo soffocante. Fukuda ha rifiutato l’esempio dei suoi predecessori, in visita al controverso santuario di guerra, che onora 2,5 milioni di morti di guerra nipponici tra cui 14 criminali di alto rango dell’ultimo conflitto bellico mondiale.
Gli ex premier Junichiro Koizumi e Shinzo Abe, al contrario, si erano recati allo Yasukuni, anche se il secondo non dopo aver preso la guida del governo. Il primo, durante il suo lungo mandato dal 2001 al 2006, aveva avuto rapporti turbolenti con i vicini Cina e Corea del Sud, che lo accusavano di onorare con le sue visite al tempio “il sanguinoso periodo del militarismo giapponese”. Il secondo, diventato premier, si era ben tenuto alla larga dallo Yasukuni, lavorando alla ripresa delle relazioni con i paesi vicini. Nonostante tutto, parlamentari e tre ministri del governo Fukuda (quelli dell’Agricoltura, Seiichi Ota, della Giustizia, Okiharu Yasuoka, e quello della Sicurezza alimentare e consumatori, Seiko Noda) sono andati allo Yasukuni precisando però di averlo fatto “a titolo personale”, senza alcun altro scopo. “Ho solo pregato perché le anime di tutti coloro che hanno dato la vita alla nazione riposino in pace”, ha commentato ad esempio, il ministro Ota.
A Seul, dove il 15 agosto si festeggia la liberazione della penisola coreana dai 35 anni di dura dominazione coloniale giapponese, il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha esortato Tokyo a tenere “conto della Storia e a non commettere gli stessi errori del passato”. Un passaggio letto come riferimento alla disputa territoriale con il Sol Levante sulle isole Dokdo, un gruppo di scogli disabitati nel cuore del mar del Giappone. Dalla Corea del Nord, invece, l’agenzia di stampa del regime ha duramente criticato le visite dei politici nipponici allo Yasukuni: “Sono la negazione della storia giapponese fatta di aggressione e crimini”.
fonte: ansa.it