Wednesday, June 28, 2017 2:09

Richiamo definitivo per Mario Vattani console fascio-rock a Osaka

Posted by on lunedì, febbraio 27, 2012, 15:19
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Mario Vattani console OsakaMario Vattani non è più il console italiano a Osaka. Il diplomatico è stato richiamato ufficialmente e definitivamente in Italia e dovrà tornare in Giappone per il solo disbrigo delle formalità di rientro. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha quindi dato seguito alle sue parole di condanna, pronunciate alla fine di gennaio: “L’apologia del fascismo non è compatibile con il ruolo di servizio allo Stato” né con “la tradizione della diplomazia italiana”, aveva detto. Un commento che sembrava non lasciare alcuna via di scampo al console fascio-rock, rappresentante dallo scorso mese di luglio della Repubblica Italiana a Osaka e nostalgico cantore della Repubblica di Salò sui palchi di CasaPound. Oltre al richiamo, Vattani dovrà anche attendere altri 60 giorni la conclusione del procedimento avviato dalla Commissione di disciplina della Farnesina. Un provvedimento che deve aver spiazzato “Katanga“, questo il nome d’arte del leader della band dei “Sotto fascia semplice”, visto che nella sua memoria difensiva, il diplomatico ha criticato la decisione del ministero di volerlo giudicare per vicende da lui ritenute estranee alla sua attività professionale. In quel documento, Vattani, che per tre anni è stato anche consigliere diplomatico del sindaco Gianni Alemanno, ha rivendicato con orgoglio quello che lui definiva “un eccellente stato di servizio”.

Classe 1966, figlio del più potente Umberto Vattani (ex segretario generale della Farnesina e per anni presidente dell’ICE) è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. E già in quegli anni si era fatto notare nella capitale come leader della musica identitaria, che animava gli incontri della destra più estrema: “Musica per camerati”, la chiamava nelle interviste in cui non compariva mai il suo nome reale. Voce degli “Intolleranza” prima, fondatore nel 1996 dei “Sotto fascia semplice”, non aveva mai cantato live: questo fino a quando qualcuno non ha caricato su Youtube una delle sue prime uscite pubbliche, presso “La tana delle tigri”, un raduno organizzato da CasaPound nei pressi dello stadio Olimpico. Nel video dello scandalo, divideva il palco con Gianluca Iannone, voce degli Zeta Zero Alfa, e veniva osannato da un pubblico che tendeva le braccia per i saluti romani. In quel periodo, Vattani era impegnato nelle missioni estere con il sindaco Alemanno, da Auschwitz ad Hiroshima (un incarico retribuito con oltre 228 mila euro lordi annui). I testi delle sue canzoni circolano nei forum neofascisti, ancora di più dopo il deferimento alla commissione disciplinare, che non ha potuto fare a meno di analizzare il pensiero del cantore neofascista. “Una repubblica fondata sui valori degli epuratori – recita ad esempio la canzone “Repubblica” – Da chi senza tante storie e con l’aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine hanno combattuto per un’altra repubblica”. L’altra Repubblica, in contrapposizione a quella italiana (che sarebbe “fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell’arroganza”) è quella della Repubblica sociale, e rappresenta, per Vattani, “quella che ognuno di noi può incarnare attraverso la sua attività quotidiana, e non parlo solo di militanza”. I pestaggi che lo avrebbero visto per protagonista diventano un elemento di vanto, nelle canzoni dei “Sotto fascia semplice”.  Nel brano “Ancora in piedi” racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori: “Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell’aula quarta c’era il bastardo che mi aveva aggredito. L’abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia“.
La reazione del mondo politico era stata immediata, con Roberto Morassut che aveva presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Terzi, spalleggiato da Paolo Corsini (Pd) e Giuseppe Giulietti, Gruppo misto e portavoce di articolo 21, insieme ai rappresentanti dell’Anpi nazionale, di Roma e del Lazio. Ma anche Cgil, Cisl e Uil si erano appellate al ministro Terzi, sollecitandolo a prendere provvedimenti. Poche le persone disposte a difendere Vattani, oltre al padre (“Non ho niente da dire, mio figlio è grande abbastanza e sta facendo benissimo il suo lavoro. Non c’è niente contro di lui, si sta difendendo e si difenderà”, aveva detto Umberto). Tra queste, Francesco Storace, leader della Destra, che aveva cercato di minimizzare l’accaduto: “Questa storia della punizione da infliggere al console per il gravissimo reato di musica alternativa è quanto di più ridicolo si possa sentire. Finitela, censori immondi, lasciate in pace l’arte, viva il nostro  canto libero”. Naturalmente anche Iannone era sceso in campo in difesa del sodale: “Quello che sta succedendo a Vattani è una vergogna. Vi sembra giusto che debba pagare nella sua carriera diplomatica per aver solo esercitato la sua libertà di espressione e di ispirazione?”. Una libertà di espressione che, come dimostra il provvedimento adottato dal ministero degli Esteri, si è rivelata essere in contrasto con il giuramento sulla Costituzione da parte del console, rappresentante all’estero di una Repubblica fondata  –  nelle parole della sua band – “sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli“.

 

da: http://console-fascio-rock.blogspot.com

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3 Risposte a “Richiamo definitivo per Mario Vattani console fascio-rock a Osaka”

  1. 2012.11.18 12:39

    che figura di Me…. (-_-)

  2. witaliagiappo.
    2013.03.13 20:23

    Tornatene a casa CANE!! Non sei degno di stare in giappone!

  3. Alessandra sitta
    2013.07.23 18:21

    e’ vergognoso che solo dopo aver “eletto” Vattani a rappresentare il nostro paese all’estero ci si accorga delle sue demenziali attitudini. Cosi’ come trovo vergognoso che nonostante tutto sia ancora perpetrata in Italia la cattiva abitudine di attribuire incarichi delicati e rappresentativi a parenti di figure di spicco della politica italiana.

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